La tutela dei parenti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata costituisce una delle principali materie in cui lo Studio offre ai clienti la propria competenza professionale.

Lo Studio assiste i clienti sia nel contenzioso per il risarcimento del danno, sia nell’iter amministrativo presso il Ministero dell’Interno per il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge. (Legge. 20/10/1990, n. 302, Legge 23/11/1998, n. 407; Legge 22/12/1999, n.512; – Legge 23/12/2000, n. 388, art. 82; Legge 3/8/2004, n. 206).

La particolare delicatezza della materia, il percorso umano vissuto dalle vittime e dai loro parenti, spesso contrassegnato da grandissime sofferenze ed ingiustizie, esige una discrezione rafforzata da parte dello Studio legale che ha sempre garantito il riserbo assoluto sull’esito dei contenziosi.

Nel tentativo di assicurare la massima tutela dei parenti delle vittime, lo Studio si è anche occupato di effettuare indagini difensive sui “cold case”, delitti irrisolti.

In un caso particolarmente complesso, pur in assenza di condanne in sede penale, in quanto tutti gli assassini erano nel frattempo deceduti, è stato ottenuto da un Tribunale un risarcimento civile in favore dei congiunti di una vittima di una strage mafiosa, in seguito pagato dal Fondo di Rotazione per le vittime dei reati di tipo mafioso.

 

VITTIME DEI REATI VIOLENTI

Lo studio offre tutela per le vittime dei reati violenti che non rientrino nelle precedenti categorie.

Con il decreto 22 novembre 2019 dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, lo Stato italiano ha adeguato gli indennizzi alle vittime dei reati violenti per i reati di omicidio, violenza sessuale, lesioni personali gravissime, deformazioni dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso.

Lo studio assiste le vittime nell’iter amministrativo per il riconoscimento dell’indennizzo o per eventuali contenziosi qualora l’indennizzo non risulti congruo rispetto alle circostanze del caso concreto. In tal caso è possibile configurare una responsabilità dello Stato italiano per il mancato effettivo adeguamento alla direttiva 2004/80/CE